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Il Trasporto
Progetto didattico interdisciplinare su “gli esecutori”
Questa unità didattica e’ costituita dall’analisi di due documenti provenienti dall’archivio dello Yad Vashem (originariamente in lingua tedesca sono qui disponibili nella traduzione italiana):Il Rapporto Salitter e la Testimonianza di Hilda Sherman.
La specificità di questi documenti è che si riferiscono allo stesso evento ( un trasporto di ebrei dalla città di Dusseldorf a quella di Riga, nella Lettonia appena occupata ) e provengono dalle due sponde umane coinvolte, quella degli esecutori e quella delle vittime.
La loro lettura consente agli studenti di confrontare le due esperienze di vita e i modi opposti di analizzarle e raccontarle.
Introduzione
Una delle domande che vengono poste con maggiore frequenza riguardo alla Shoah è: come è stato
possibile per degli esseri umani uccidere sistematicamente milioni di innocenti ?
Per cercare di affrontare questo tema, occorre fissare alcuni punti:
- Gli assassini erano degli esseri umani che avevano fatto delle scelte e tali scelte,
in quelle specifiche circostanze, portarono all'assassinio di sei milioni di ebrei oltre
a milioni di altre vittime.esta riumanizzazione degli esecutori porta a due diverse
implicazioni: a) comprendendo che gli esecutori erano pienamente responsabili delle
proprie azioni e delle loro conseguenze, si rende esplicita una delle più importanti
lezioni educative che si possono trarre dallo studio della Shoah, l'importanza
della responsabilità individuale. B) riflettere sui comportamenti e sulle loro
conseguenze, capire le azioni e le scelte fatte dagli esecutori, non le rende
maggiormente accettabili ma richiama tutti noi alla responsabilità di assicurarci di
non seguire tale esempio storico.
- La dimensione umana dell'assassinio di massa. Alle vittime deve essere garantita
quella dignità umana che gli esecutori si sono sforzati di togliere loro. Il pericolo
sempre presente in un intervento didattico focalizzato sugli esecutori sta nel cancellare,
anche se non intenzionalmente, i volti delle vittime. Questo non deve accadere se si vuole
mantenere nella giusta prospettiva la responsabilità degli esecutori.
- 3. La tensione tra gli elementi universali dei quali è intessuta la storia
dell'Olocausto e gli aspetti che invece erano legati a quella particolare situazione
storica. Un approccio educativo all'Olocausto richiede di toccare l'aspetto umano
universale degli accadimenti senza però prescindere da un radicamento nel contesto
storico. Nel nostro piano di lezione forniamo alcune note estremamente concise ad
aggiunta-integrazione del quadro storico fornito dall’insegnante nell’ambito del
programma di Storia. (Raccomandiamo di presentare una breve rassegna della politica
antisemita del nazismo e del regime fascista tra gli anni 1933-1945.)
Sfondo storico
L'antisemitismo era una delle componenti fondamentali dell’ideologia nazista. Secondo il nazismo
gli ebrei erano da considerare sub-umani, parassiti che minavano dall'interno la società nella quale
vivevano, cercando di portarla alla distruzione. La sola via per redimere l'umanità era quella di
eliminare gli ebrei.
La politica antiebraica condotta dai nazisti fu graduale e si sviluppò nel corso del tempo. Ebbe
inizio immediatamente dopo la presa del potere nel 1933 e si estremizzò gradualmente; durante il
conflitto mondiale venne poi sistematicamente applicata in ogni territorio occupato dalla Germania.
Nel giugno 1941 ebbe inizio la guerra contro l'Unione Sovietica che Hitler vedeva come una lotta
contro il bolscevismo, che supponeva propagato dagli ebrei. Pertanto l'attacco contro l'Unione
Sovietica rappresentava l'inizio della nuova ed ultima fase della politica antisemita, culminante
con lo sterminio sistematico . All'inizio, le uccisioni venivano perpetrate dalle quattro
Einsatzgruppen (Squadre esecutive) – unità della polizia alle quali era stato ordinato di seguire
l'avanzata dell'esercito. Assistite dai battaglioni della riserva della polizia tedesca, da unità
dell'esercito e da parte della popolazione locale, le Einsatzgruppen arrestavano ebrei e comunisti,
li portavano fuori da città e villaggi e li uccidevano. Il 90% delle vittime di queste esecuzioni di
massa era formato da civili ebrei: intere comunità, comprese donne e bambini, furono eliminate in
questo modo.
Nel corso del tempo le tecniche di eliminazione vennero ulteriormente sviluppate, e tutti gli ebrei
europei divennero obiettivo di eliminazione. Il processo di uccisione fu condotto nell'Europa
dell'Est: gli ebrei vennero deportati da tutta Europa in località dell'Europa Orientale, dove la
maggior parte di loro veniva sterminata a poche ore di distanza dall’ arrivo. Fu necessario allestire
un vasto sistema di trasporto in modo da coordinare le deportazioni.
Le ferrovie coprirono un ruolo fondamentale nell'esecuzione di quella che fu definita “Soluzione
finale”. L'organizzazione e il coordinamento dei trasporti erano questioni complesse, soprattutto
in tempo di guerra. A causa della sempre maggiore scarsità di rifornimenti e della priorità data ai
trasporti militari, il reperimento di treni per le deportazioni non era sempre semplice, e richiese
la cooperazione di numerose componenti: le SS, i responsabili civili delle ferrovie tedesche, il
ministero dei trasporti, ed in alcuni casi il ministero degli esteri tedesco. Tutte queste entità
unificarono i loro sforzi perchè milioni di ebrei potessero essere deportati ed uccisi.
Deportazioni dalla Germania
Gli ebrei tedeschi furono i primi a venire deportati dalle località dell'Europa Centrale ed Occidentale
verso l'Europa dell'Est, fin dal febbraio 1940, prima che avessero inizio le uccisioni di massa. Le
deportazioni di massa iniziarono nell'ottobre 1941 e portarono all'eliminazione degli ebrei tedeschi,
che vennero deportati soprattutto ai ghetti di Lodz e Varsavia in Polonia, ed a Riga, Kovno e Minsk,
nei territori dell’Unione Sovietica occupati dai tedeschi . In tali aree, le eliminazioni di massa
erano già iniziate. Molti degli ebrei tedeschi che vennero deportati in queste località furono uccisi
subito dopo il loro arrivo. Nei ghetti molti morirono di fame e di malattie, altri furono eliminati
in località limitrofe o, più tardi, in campi di sterminio in Polonia. Nel 1942 e 1943 dozzine di
migliaia di ebrei tedeschi furono deportati direttamente nei campi di sterminio, soprattutto ad
Auschwitz-Birkenau.
Materiali: Rapporto Salitter e testimonianza di Hilda Sherman.
Rapporto di Salitter
Tutti i trasporti di ebrei venivano accompagnati da guardie generalmente reclutate nella polizia. Nel
caso di deportazione dalla Germania, le squadre che accompagnavano il convoglio includevano un ufficiale
e quindici altri uomini. Il lavoro iniziava col carico del treno e si concludeva quando il carico
veniva dato in consegna formalmente alla persona incaricata di portarlo a destinazione. Paul Salitter
era uno di questi ufficiali. Era stato incaricato di scortare un trasporto di 1007 ebrei da
Düsseldorf a Riga[1].
l'11 dicembre 1941. Gli ebrei furono raggruppati nel cortile di un macello di Düsseldorf, da lì furono
condotti alla stazione ferroviaria dove furono caricati sul treno che li portò a Riga. Dato che tali
trasporti erano l'inizio dello sviluppo del sistema di trasporti legato all'eliminazione degli ebrei,
era importante per gli organizzatori imparare dagli errori compiuti ed attuare dei miglioramenti.
Salitter produsse un rapporto dettagliato dell'intero tragitto con raccomandazioni per i suoi
superiori. Questo rapporto è il documento n. 1 utilizzato nel corso di questa lezione. Il
documento n. 2 è la testimonianza di Hilda Sherman, una giovane donna ebrea che venne deportata
con la famiglia in quello stesso trasporto [2].
Attraverso l’analisi dei documenti gli studenti prenderanno in esame le diverse persone
coinvolte a vario titolo ed in diversi modi nell'organizzazione e sviluppo dei trasporti
: lo staff delle ferrovie, (senza la collaborazione dello staff professionale delle
ferrovie nessun trasporto avrebbe potuto arrivare a destinazione) , i poliziotti che
accompagnavano e facevano la guardia ai trasporti, e gli ufficiali delle SS, che
pianificavano e coordinavano le deportazioni. Un altro ampio gruppo era composto dai
passanti e dagli abitanti delle zone in cui avvengono i fatti narrati e a cui essi
assistevano.
Obiettivi
- Analizzare in modo approfondito i documenti, ponendo particolare attenzione ai seguenti aspetti:
a) contenuti e stile dei due testi.
b) ruoli e modelli di condotta dei personaggi coinvolti (personale delle ferrovie, poliziotti, persone che assistono ai fatti per strada o dalle case).
- Avviare e approfondire la riflessione sulla tematica della responsabilità individuale in
una società totalitaria.
- Avviare ( o consolidare) la capacità di attualizzazione.
Gli eventi al centro di questa lezione si sono svolti in un tempo ed in luogo specifici, questo
genere di deportazione non si è mai più verificato con le stesse caratteristiche, tuttavia vi
sono aspetti universali derivanti dal fatto che coinvolsero esseri umani e pertanto potrebbero
ripetersi ( il collegamento con altri eventi simili , quali il genocidio degli Armeni, quello
in Ruanda ecc, potrebbe costituire materia di approfondimenti individuali o di gruppo ).
Destinatari
Ultimo anno della Scuola Secondaria di Secondo grado.
Materie coinvolte
Storia, Filosofia ( se presente nel piano di studi).
Metodologia
- Lettura ed analisi approfondita dei documenti in piccolo gruppo.
- Discussione a grande gruppo.
Dopo una lettura a classe intera ( magari condotta da due studenti che danno voce a Salitter e
Hilda), l’esame dei documenti può essere svolto a piccoli gruppi, per consentire un primo confronto
tra gli studenti: nel piccolo gruppo infatti è possibile che riescano ad esprimersi anche i ragazzi
più restii ad intervenire nel grande gruppo; i loro contributi raggiungeranno comunque la classe
attraverso la rielaborazione e gli interventi dei compagni.
Analisi dei documenti nel piccolo gruppo : suggerimenti.
- Compilare una lista delle persone che partecipano alla deportazione.
- Esaminare i comportamenti di ogni persona coinvolta.
- Porre a confronto le scelte linguistiche dei due documenti.
Discussione a grande gruppo: suggerimenti.
Ogni insegnante sa per esperienza che non si può prevedere con certezza quali strade prenderà una
libera discussione a grande gruppo: i nostri studenti hanno spesso sensibilità per aspetti che a
noi sfuggono, legate alla loro età ed al loro vissuto, mentre possono trascurarne altri che noi
consideriamo evidenti e cruciali. L’obiettivo è , come sempre in questi casi, non quello di portarli
a dire ciò che noi ci aspettiamo, ma fare loro acquisire una metodologia e innescare una riflessione
personale.
Perciò le indicazioni che seguono vanno intese come puro corredo che il docente può utilizzare o
ignorare completamente.
Le tematiche della discussione sono anche di ordine etico: responsabilità, scelta, diritti fondamentali,
rispetto delle leggi e pertanto riguardano l’ambito dell’insegnamento della Filosofia (consentendo
rimandi “naturali” a Kant, Hegel, ma eventualmente anche ad autori contemporanei quali Jonas, Nussbaum
ecc.), per questo il confronto potrebbe essere guidato in compresenza dai due insegnanti.
Salitter
- Salitter è un assassino? Si considera un assassino?
- Salitter non fa menzione dell'episodio di pestaggio ricordato da Hilde Sherman. Lei dice che
“un alto ufficiale delle SS” la picchia. Avrebbe anche potuto essere lo stesso Salitter (anche se non
abbiamo modo di saperlo, naturalmente). Quale ragione potrebbe spiegare il fatto che questo non è
stato riferito nel rapporto di Salitter? Per lui non era rilevante?
Era nell'interesse del potere che il trasporto degli ebrei fosse condotto nel modo più discreto
possibile , che non destasse reazioni nella pubblica opinione?.. Salitter voleva forse dare
l’impressione che tutto si fosse svolto nel modo più ordinato?
- Come si può definire Salitter? Un poliziotto efficiente ? Una brava persona? Una persona
responsabile? Un antisemita? Un nazista? Un “uomo normale”? ( In buona parte dei contesti sociali
probabilmente Salitter non avrebbe mai smesso di agire seguendo i valori morali condivisi. Tuttavia,
aveva smesso di considerare gli ebrei delle persone ed in quanto tali membri dell'umano consorzio nei
confronti del quale egli sentiva dei doveri).
Il ruolo di Salitter non era quello di uccidere, bensì quello di far arrivare il trasporto da
Düsseldorf a Riga. La maggior parte delle persone coinvolte nelle uccisioni non le eseguivano in
prima persona, ma le rendevano possibili. Salitter, come molti altri che facevano parte
dell'ingranaggio della morte, non doveva cambiare la propria considerazione di sè, e neppure
considerarsi un assassino, e questo era precisamente l'elemento che rese più facile agli ‘uomini
normali’3 partecipare alle uccisioni.
- Il linguaggio di Salitter , le sue scelte linguistiche (gli ebrei vengono “caricati” sul treno, “un maschio ebreo”, l'ebreo come un “parassita” e così via) riflettono la deumanizzazione che è un aspetto molto rilevante (e molto sottolineato dalla ricerca) nella preparazione dello sterminio e nello sterminio stesso. A questo proposito ecco uno stralcio dell’intervista fatta da Gitta Sereny a Franz Stangel – comandante del campo di sterminio di Treblinka:
G. Sereny:“Sarebbe esatto affermare che sentivate alla fine che non erano realmente degli esseri umani?”
F. Stangel: “Una volta che mi trovai in viaggio, anni dopo, in Brasile, il treno nel quale mi trovavo si fermò accanto ad un macello. Sentendo il rumore del treno, il bestiame nei recinti arrivò al trotto fino alla rete di delimitazione e prese a guardare il treno. Si trovavano vicini alla mia finestra, vicinissimi gli uni agli altri, che mi guardavano dal recinto. Allora pensai: ‘Guarda un po'; questo mi ricorda la Polonia; era proprio l'aspetto che aveva la gente prima di entrare nei vagoni … Dopo questo episodio non fui più in grado di mangiare carne in scatola. Quei grandi occhi… che mi fissavano…’".
G. Sereny: “Così non sentivate che fossero degli esseri umani?”
F. Stangel: “Un carico, erano solo un carico.”
[3]
Hilda
Il racconto di Hilda è a posteriori: lei ricorda dopo molto tempo e cerca di raccontare
quell’esperienza in modo equilibrato, senza eccesso di emotività;
- In quali passaggi affiora il senso del dramma?
- In quali annotazioni riconosciamo che Hilda prova empatia (fratellanza) per gli altri esseri
umani?
- In quale punto vediamo Hilda riflettere sulle condizioni di vita di persone non coinvolte nel
dramma che era in atto?
Altre persone citate nel rapporto
Riguardo al capostazione, Salitter si lamenta del fatto che questo non sapeva il significato del
termine “ebreo” e delle sue implicazioni; Salitter sottolinea anche di aver dovuto spingere le guardie
ad agire con maggiore energia nei confronti degli ebrei. Come si pone Salitter riguardo al compito
affidatogli? Quali sono le motivazioni del capostazione e delle guardie? Sia gli assassini veri
e propri che gli altri partecipanti all'ingranaggio erano esseri umani che agivano in base a
differenti motivazioni: per alcuni erano ideologiche, per altri erano connesse all’obbedienza (alle
pressioni e agli ordini.), per altri potevano essere prodotte da routine e indifferenza, etc. Il punto
focale è quello della scelta: Non c'era pena di morte per chi si rifiutasse di prendere parte alle
uccisioni, ed infatti ci fu chi si rifiutò.
Quali dei personaggi menzionati nel rapporto non sono tedeschi?
E’ importante notare che la responsabilità delle uccisioni non può venire attribuita ai soli tedeschi.
Molti altri collaborarono, parteciparono, altri stettero a guardare, ed anche le motivazioni di tutti
costoro sono le più diverse: antisemitismo, avidità, interessi politici, indifferenza, paura.
La categorizzazione di base che si usa generalmente discutendo la posizione dei non ebrei durante
l'Olocausto è: esecutori, spettatori, soccorritori. Tuttavia, se si cerca di classificare i
personaggi presenti nei due testi in esame inserendoli nelle precedenti categorie, ci si rende
conto che la categorizzazione non è così netta. Chi, allora, è assassino? Chi è collaboratore? Chi
lo spettatore? Possiamo tracciare una netta linea di divisione tra ogni categoria? Discutere su queste
tematiche porta a riflettere sulle responsabilità individuali, sull’umanità comune di chi ha operato
scelte diverse: l’Olocausto fu opera di uomini contro altri uomini, quindi ci riguarda tutti.
La fuga dalla responsabilità ha caratterizzato molti di coloro che presero parte alle stragi e ne
furono testimoni. Durante il processo di Norimberga, lo psicologo criminale G.M. Gilbert ha chiesto
al comandante del campo di Auschwitz, Rudolf Hoess, se al momento in cui iniziò a ricoprire la propria
mansione ne avesse considerate le conseguenze. Hoess rispose: “Al tempo non c'erano conseguenze da
prendere in considerazione. Non avevo preso in considerazione che sarei stato ritenuto responsabile.
Vede, in Germania è ovvio che se qualcosa non funziona, la responsabilità ricade su chi ha dato gli
ordini. Pertanto non ho mai pensato che avrei dovuto risponderne di
persona”[4]
Un'ultima nota:
Sarebbe molto importante che gli studenti riflettessero sul fatto che le questioni riguardanti gli
spettatori, i collaboratori e gli esecutori non sono rilevanti solamente per la Germania, ma per molti
paesi europei nei quali gli ebrei venivano perseguitati. Per questo può essere utile integrare la
discussione con materiali riguardanti il proprio paese , o anche la più ristretta area geografica in
cui si trova la scuola, ad es. documenti su chi intervenne in favore degli ebrei, aiutandoli,
nascondendoli, o su episodi di violenza ed emarginazione.
Inoltre anche in “Se questo è un uomo” di Primo Levi vi sono pagine dedicate al viaggio verso
Auschwitz ; potrebbe essere interessante un confronto.
[1]L'esercito tedesco entrò a Riga il 1o luglio 1941, e fu accolto con gioia da numerosi settori della popolazione locale per essere
stati "liberati" dal dominio sovietico. Le esecuzioni di massa degli ebrei lituani iniziarono immediatamente dopo con la collaborazione della
popolazione locale. Verso la fine dell'ottobre 1941, fu istituito un ghetto, delimitato da un recinto, e vi furono rinchiusi oltre 30.000
ebrei lituani in un'area estremamente ristretta. Il 30 novembre 1941, arrivò a Riga il primo trasporto di ebrei dalla Germania, seguito
poi nel corso dei mesi successivi da altri 24 trasporti per un totale di 25.000 ebrei. Migliaia di loro vennero assassinati al loro arrivo,
altri vennero internati in campi di concentramento della regione. Circa 15.000 di loro furono portati in un ghetto separato, allestito
di fronte al primo e destinato ai soli ebrei lituani. I tedeschi conducevano periodiche esecuzioni di massa di persone provenienti da
ambedue i ghetti nella adiacente foresta di Rumbuli, fino alla totale liquidazione, nel dicembre 1943.
[2]Il marito di Hilde Sherman e molti altri membri della loro famiglia furono tra gli ebrei che perirono a Riga .
La donna ha registrato ben 26 nomi di familiari alla Sala dei Nomi di Yad Vashem, dove sono riportati tutti i nomi di coloro che sono morti nell'Olocausto.
[3] “Uomo normale” è il termine che è entrato nel linguaggio della ricerca quando si parla di esecutori.
E' diventato il titolo del libro pubblicato dal ricercatore dell'Olocausto Christopher Browning nel 1992. Il libro descrive i risultati della ricerca di Browning
su un battaglione della riserva della polizia a cui era stato assegnato il compito di uccidere più di 80.000 ebrei. Analizzando le interviste condotte coi
poliziotti, Browning concluse che la maggior parte di loro erano “uomini normali” in termini di profilo professionale, intellettuale e psicologico
[4]G. Sereny, Into that Darkness. From Mercy Killing to Mass Murder, Gitta Sereny 1974, pp. 200-201.
[5]G. M. Gilbert, Nuremberg Diary, The New American Library, 1947, New York, p. 230.
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